L'energia di Green Network spiegata dal DG Barberis

L'energia di Green Network spiegata dal DG Barberis

C’è grande fermento nel mondo dell’energia e del gas. Ad un anno esatto dal passaggio obbligatorio al mercato libero, con l’abolizione del regime tutelato, è entrata nel vivo la partita tra gli operatori del settore per accaparrarsi nuove quote di mercato a colpi di tariffe sempre più competitive. Almeno, sulla carta. In ballo, ci sono oltre 31 milioni di potenziali clienti che attualmente si trovano sotto “tutela” (solo uno su tre è passato al mercato libero dell’energia elettrica, e uno su cinque a quello del gas).

È una fascia di clienti molto delicata ed eterogenea, perché composta in buona parte da persone poco informate, con scarse conoscenze del settore e spesso anziane. Persone che sono rimaste sotto l’ombrello del regime stabilito dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA), che fino ad oggi li ha “protetti” dalle oscillazioni tariffarie del mercato libero stabilendo il prezzo massimo dell’energia da pagare e le condizioni contrattuali.

È in questo mercato, profondamente mutato, che opera Green Network, azienda nata nel 2003 dall’iniziativa di Piero Saulli, ex manager Enel, e della moglie Sabrina Corbo. Azienda che da subito ha cercato di distinguersi diversificando il suo business su due asset: puntando, da un lato, su una forte fidelizzazione del retail, che oggi rappresenta l’85% del giro di affari aziendale (il restante 15% è fatto di grandi clienti industriali nazionali). E, dall’altro, accelerando sull’internazionalizzazione, con un primo, importante, progetto in Gran Bretagna diventato operativo a settembre.

“Ad oggi, abbiamo già 300mila utenti che hanno deciso di utilizzare la nostra offerta”, premette il direttore generale finanza e pianificazione del gruppo Giovanni Barberis, già cfo di Acea e di Hera e con un lungo trascorso nel settore. “L’obiettivo è di raggiungere quota un milione di clienti entro il 2017, anche grazie ai nuovi utenti che conquisteremo sul mercato retail”. Obiettivo che fino a ieri era fissato per il 2018, ma che è stato anticipato di un anno vista la veloce espansione dell’azienda che ha chiuso il 2015 con una crescita dell’utile ante imposte a 4,3 milioni (contro gli 1,2 milioni registrati a fine 2014), e un risultato operativo a quota 8,6 milioni a fronte dei 3,5 milioni con cui è stato archiviato l’esercizio precedente.

Mentre i ricavi hanno superato di poco il miliardo di euro, in calo però rispetto a quelli registrati nel 2014 (1,4 miliardi). Un’ulteriore contrazione è prevista nel 2016 con una stima di chiusura a 806 milioni di euro, per poi crescere di nuovo nel 2017. Il dg spiega i motivi: “La flessione c’è stata sia per la focalizzazione sulla vendita a discapito di produzione e trading su cui ci sono margini troppo risicati, sia per l’operazione di pulizia e trasparenza sulle agenzie terze (quelle albanesi o simili) che sono state dismesse per quasi l’80% tenendo solo le più affidabili o inserendone di nuove”.

“Quando supereremo 100 milioni di euro di margine lordo, saremo pronti ad entrare nel listino milanese nel segmento dei titoli con alti requisiti”, spiega il dg. Un orizzonte che Barberis colloca comunque non prima del 2018. Nel frattempo, dietro l’angolo, c’è già un’altra sfida da vincere: quella del mercato anglosassone. “Siamo partiti a settembre, rivolgendoci in primo luogo ai tanti italiani residenti nel Regno Unito (sono oltre 500mila quelli con la residenza fiscale e circa 1 milione quelli residenti). Siamo così diventati il primo operatore italiano a entrare nel mercato power & gas in UK. L’obiettivo è di fidelizzare 100mila utenti l’anno”, conclude il dg.

 

Condividi

Si informa che questo sito utilizza solo cookie di terze parti. Pertanto, lo stesso non utilizza cookie proprietari per inviare messaggi pubblicitari agli utenti. Qualora desideriate continuare la navigazione di questo sito, si richiede di accettare l’utilizzo dei cookie. Leggi di più

OK