Il Club Magazine intervista Sabrina Corbo

Il Club Magazine intervista Sabrina Corbo

Sabrina Corbo, Executive Vice-President, ha dato il benvenuto a Il Club Magazine negli uffici di Green Network Energy. Sabrina Corbo è parte del Comitato Direttivo della rivista trimestrale in doppia lingua, esclusivamente cartacea, distribuita in abbonamento.

Il messaggio del magazine è significativo: esiste un legame speciale tra il Regno Unito e l’Italia. Si tratta di un amore corrisposto: come afferma lo storico Amedeo Quondam, l’Italia è stata la terra del sogno della fantasia inglese e dell’ispirazione dei suoi scrittori e poeti.

Di seguito, Il Club Magazine intervista Sabrina Corbo: una donna a capo di una grande azienda, capace di conciliare business e famiglia.

Le chiediamo subito cosa l’ha spinta ad affiancare Christopher Wren a Michelangelo, a fare impresa anche nel Regno Unito insomma, dopo molti anni di attività quale fornitore di energia in Italia.

 “Il Regno Unito ha liberalizzato il settore dell’energia elettrica e del gas dieci anni prima dell’Italia. Quindi è dieci anni avanti. Per una chiara scelta politica di Ofgem, l’authority dell’energia, il mercato è competitivo, magari anche più complicato, ma molto più accessibile alla concorrenza di quello italiano. La concorrenza è reale, come accade tipicamente sul mercato britannico. Appena arrivata ho studiato le regole per i fornitori di energia, che sono più complicate di quanto siano in Italia. Per esempio, qui è regolamentata anche la licenza. Se in Italia vale l’autocertificazione, qui è previsto un iter che va dai 9 ai 12 mesi per poter fornire energia, il che comporta ovviamente operazioni e investimenti importanti, e che si conclude con un auditing dell’authority all’interno dell’azienda. Ma in realtà non è ancora finita, perché dopo l’auditing parte un periodo di test di circa tre mesi, durante il quale si viene controllati, e alla fine del quale, se l’authority è soddisfatta, emette o meno la licenza. Peraltro, anche quando la licenza è stata rilasciata, i controlli non finiscono lì: vi sono stati casi in cui la licenza è stata ritirata. Quindi, la procedura è più complicata ma anche più seria, se posso permettermi”.

Troppe regole?

 “Ben vengano le regole, se sono fisse e valgono per tutti, se rendono chiaro al pubblico che non esistono solo i giganti dell’energia, ma che — appunto — il mercato è aperto e l’utente può beneficiarne e risparmiare. Noi abbiamo fatto un grande investimento e, a nove mesi dal primo switching (che è stato a casa mia nel novembre del 2016), siamo già arrivati a 150.000 clienti. Avevo già vissuto questa emozione in Italia per la mia casa e il mio ufficio e non pensavo che l’avrei riprovata in un altro Paese. Dal 1° novembre 2017 abbiamo iniziato a rifornire piccole e medie imprese e da gennaio copriremo tutto il settore industriale. In Italia avevamo fatto l’opposto: solo fornitori delle imprese peri primi dieci anni e poi anche domestico. Saremo tra i pochissimi fornitori indipendenti   a rifornire tutti e tre i settori. Siamo quindi in espansione, sono molto soddisfatta perché stiamo andando oltre le aspettative indicate nel business plan. Sono soddisfatta della scelta fatta, ancorché complicata per l’organizzazione logistica, anche della mia famiglia”.

Parliamo della città in cui vive. Esiste un suo luogo magico nella capitale inglese?

“Una panchina di Hyde Park, dove seduta con mio marito e in compagnia dei miei 2 golden retriever, abbiamo deciso di intraprendere l’avventura britannica. Ho tirato fuori un bigliettino con delle cifre, mio marito le ha guardate e mi ha chiesto: ‘ma perché non l’abbiamo ancora fatto?’ Bisognava quindi dirlo ai nostri figli, di otto, sette e cinque anni. Una volta arrivato anche il loro consenso, non abbiamo più avuto esitazioni”.

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