Green Network sbarca in UK in barba alla Brexit

Green Network sbarca in UK in barba alla Brexit

Vendere energia in Gran Bretagna con Green Network Energy. È l’ultima novità di Green Network, nata nel 2003 per iniziativa di un gruppo di professionisti del settore e oggi attivo nel mercato italiano del power & gas, dove opera come grossista, trader e fornitore. E ora punta anche all’estero, visto che da settembre l’azienda diventerà il primo operatore italiano del mercato power & gas del Regno Unito. L’energia elettrica sarà fornita prima di tutto agli italiani residenti in Gran Bretagna: oltre 1,5 milioni di potenziali clienti, tra i 500 mila italiani che hanno la residenza fiscale e il milione di quelli residenti a pieno titolo.

«La Brexit non cambia nulla. Siamo arrivati a Londra quattro anni fa con il trading e da metà settembre saremo i primi fornitori italiani a vendere luce e gas nel Regno Unito. Un mercato strategico quello britannico, visto che siamo un player totalmente italiano, indipendente, con oltre 1 miliardo di ricavi e una struttura patrimoniale praticamente priva di debiti» spiega Giovanni Barberis, direttore generale finanza e pianificazione dell’azienda oggi tra i primi dieci player del settore con 350 mila clienti in Italia, fondata da Piero Saulli, attuale presidente e ad, e da sua moglie, Sabrina Corbo, executive vice president.

Pochi giorni fa il gruppo Green Network ha comunicato i risultati di bilancio del 2015 che si è chiuso con un utile netto di 1,3 milioni (4,3 milioni ante-imposte), con un significativo miglioramento del risultato operativo a 8,68 milioni (dai 3,5 del 2014) e con ricavi pari a 1 miliardo di euro. Le previsioni per il 2016 sono buone, con possibile fatturato da 800 milioni (dopo l’eliminazione di alcuni clienti ritenuti non affidabili), margini per 40 milioni di euro e un debito da 10 milioni, «quasi zero» fa notare Barberis.

L’azienda è pronta a partire con una sede vicino alla City e un team di 40 persone tra manager italiani e inglesi: l’11 ottobre lo sbarco Oltremanica sarà ratificato con cerimonia ufficiale all’ambasciata italiana a Londra, presenti alcuni membri del governo, visto che «l’Italia che vende energia a Londra fa molto effetto». «Dove faremo la differenza è sulla trasparenza», dice il manager. Infatti, il 47% della popolazione inglese non sa che tariffa di mercato le sia applicata su luce e gas.
«Possiamo offrire le tariffe migliori, perché non abbiamo costi di produzione. Stiamo selezionando gli operatori, interni ed esterni, in modo da ridurre al minimo ogni problema per i nostri clienti, cui intendiamo offrire tariffe trasparenti e competitive, confrontabili sia sul nostro sito che su quello dell’Autorità. Oltre a questo stiamo attivando altri canali di vendita innovativi che saranno annunciati a breve, come il cross selling», spiega Barberis.

L’azienda ha anche creato un call center italiano interno all’azienda, che serve Italia e Regno Unito, e terrà sotto controllo le tariffe, modificandole sul sito ogni tre mesi. Il piano di espansione a tre anni prevede, entro il 2019, circa 400 mila clienti tra Inghilterra, Scozia e Irlanda del Nord, e ricavi per 300 milioni di sterline (oltre 350 milioni di euro), con un margine dell’8%. Per il 2019 sono previsti ricavi a 1,2 miliardi di euro, e tra 900 mila e 1 milione di clienti e 100 milioni di ebitda.

«In Italia il mercato si sta consolidando. Tra poco spariranno molti piccoli player. Il mercato si concentrerà, per cui non intendiamo comprare società, ma piccoli portafogli locali tra 10 e15 mila buoni clienti», spiega Barberis. Per finanziare queste acquisizioni è prevista l’emissione di un bond nel 2017 e, l’anno seguente, «se i margini lo consentiranno», c’è la possibilità di quotarsi in Piazza Affari, al listino ufficiale.

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